Il tamburo di latta

Giuseppe detto Beppe

Anni e anni di fisiognomica ci hanno insegnato che uno scommettitore lo vedi dal mento, quindi ero preparato. Ipotizzavo da tempo che Giuseppe Signori fosse uno che puntava forte. Di quelli che quando guardano una partita su cui hanno puntato un bel malloppo, bestemmiano fino a far tremare il cielo.

Quello che mi sorprende di tutta la faccenda quindi non ha a che vedere con le partite truccate e tutto il resto.

Io sono giovane, Signori l’ho visto giocare quando era già vecchio e segnava solo su punizione, perché di fiato non ne aveva più e quando provava a correre sembrava trascinasse con sé una tonnellata di cemento. Perciò non ricordavo niente di lui, finché ecco che il suo nome torna in auge. Beppe Signori.

Beppe, così lo chiamavano. Invece di Giuseppe, Beppe. Il suo soprannome era identico a quello di tutti gli altri Giuseppe di questo pianeta.

Colpa degli ingenui cronisti che non avevano ancora capito il potere della telecronaca, con la quale si può far diventare bello e divertente anche uno sport di cui non è mai importato niente a nessuno, tipo le moto.

Affibbiare il nomignolo Beppe a uno che si chiama Giuseppe è una cosa da Pizzul, che usava verbi come “cincischiare” e che definiva le azioni più pericolose come “tambureggianti”. Roba che se lo senti adesso, cambi canale.

Per fortuna, i telecronisti si sono evoluti. Seguire una partita di calcio commentata dal cronista giusto può trasformare in un secondo un osservatore passivo in un fanatico. I campi sono affollati da stravaganti figure quali “l’angelo nero” (Didier Drogba), “il lavoratore infaticabile” (Michael Essien), “Willy Wonka” (Clarence Seedorf), “tempesta perfetta” (Alessandro Nesta) e simili. Sono eserciti di di figure mitologiche che si scontrano, non sono giocatori di calcio. A questo proposito mi viene in mente un’avventura del Don Chisciotte, in cui il cavaliere dà prova delle sue abilità di cronista descrivendo minuziosamente due eserciti che gli sembra stiano per scontrarsi, riuscendo a entusiasmare e a convincere con le parole il buon Sancho, che invece vedeva solo due greggi di pecore muoversi in un gran polverone.

Quando guardo la Formula uno e sento che il cronista altera il suo contegno durante i pit-stop, e mi vien da mormorare “accidenti, che gara”, mi sento un po’ Sancho pure io.

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8 pensieri su “Giuseppe detto Beppe

  1. Eh sì, i cronisti sportivi, o sono geni o sono il nulla. Per trasformare in eroi 22 ragazzotti in mutande che inseguono una palla bisogna essere artisti. Penso a Gianni Brera, e l’indimenticabile leggenda che creò attorno alla morte di Fausto Coppi (dono degli dei dell’Olimpo, che sanno come per lo sportivo oltre la vittoria c’è solo il rimpianto della gloria passata, e per Coppi che aveva sperperato tutto per fare il grande con la donna amata, il tramonto era ormai tristissimo e fosco, e così, grazie allo splendido controllo che aveva del proprio fisico, si laciò morire; in realtà fu uno scandaloso episodio di malasanità). Ma essere geni è improbabile, e infatti i telecronisti al 99% sono dei modesti travet quando non dei piccoli ciarlatani.

  2. Il poker è un bell’esempio. Lo mettono in tv con una bella telecronaca,, e adesso anche in Italia esistono i professionisti del poker, in misura molto maggiore rispetto a prima

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