Tra oggi e domani, milioni di studenti festeggeranno l’ultimo giorno di scuola. Da chi, dopo il ponte del primo maggio, era già con la mente in vacanza, e finalmente può esserlo anche fisicamente (la maggior parte), a chi è triste di non imparare più niente per mesi e mesi (praticamente nessuno). I miei ultimi giorni di scuola li ricordo con tristezza, perchè durante l’estate rimanevo a casa, e la prospettiva di restare inerte per tre mesi era massacrante.: la scuola per me era soprattutto vita sociale. Dopo pochi giorni me ne facevo una ragione e l’estate mi passava comunque. Quello che molti non pensano è che anche molti insegnanti saranno contenti: nel giro di una manciata di giorni effettivamente si possono togliere più di qualche soddisfazione (bocciare l’ignorante della classe, abbassare a sorpresa il voto di chi non ha mai fatto nulla durante tutto l’anno, ma soprattutto, riacquistare una vita, visto che la maggior parte dei docenti “portano a casa” storie, gioie e angosce dei propri alunni).
E come dice il proverbio, è alla fine che si fanno i conti: che tipo di scuola va in vacanza nell’estate 2011? Paola Mastrocola con il saggio “Togliamo in disturbo – saggio sulla libertà di non studiare” , ci descrive quello che succede dietro ai banchi e, soprattutto, il rapporto docente/studente. Per chi non conoscesse la Mastrocola, visto che siamo in tema, è il caso che si metta in un angolo con il cappello da asino in testa: Mastrocola è una delle scrittrici contemporanee più godibili e apprezzate degli ultimi anni. Vi consiglio con tutto cuore i suoi “Palline di pane” e soprattutto “Una barca nel bosco”, un romanzo bellissimo; uno di quei libri che quando ci si accorge che le pagine lette sono meno di quelle da leggere, provoca un piccolo dolore al cuore. Oltre ad essere scrittrice, Mastrocola insegna letteratura in un liceo scientifico di Torino e quindi il mondo della scuola lo conosce bene: già in “La scuola raccontata al mio cane” ci aveva descritto il suo difficile ruolo di insegnante, in un ambito in cui quando si sente la parola “riforma” non ci si aspetta mai nulla di nuovo. Il suo era un saggio amaro e sconsolato, in cui sembrava non esserci nessuna prospettiva di miglioramento: una triste presa di coscienza di come la scuola sia riuscita a cadere nel baratro del qualunquismo e del low cost (poca cultura e pochi soldi da spendere per migliorarla).
Con “Togliamo il disturbo”, Mastrocola parte dal suo rapporto quotidiano con gli studenti, che non hanno nessun stimolo per studiare, mettersi sui libri, approfondire. Colpa di Internet? Di Facebook? Del modello veline-calciatori? Né Mastrocola né io sappiamo dare una risposta al problema. Almeno lei, però, avanza qualche proposta per migliorare il sistema: il sottotitolo del libro è “saggio sulla libertà di non studiare”. Oggi è davvero obbligatorio e necessario far studiare i ragazzi così tanto? Serve davvero avere un diploma, una laurea, un master e quant’altro? Tranquilli, non si sta discutendo sull’inutilità della scuola, anzi: è necessario che i ragazzi si mettano sui banchi con metodo e rigore già dalla tenera età. Mastrocola propone difatti una base d’istruzione così solida (fino ai 16 anni) da permettere a ciascuno il lusso di scegliere se continuare o meno di studiare, magari per specializzarsi in un lavoro manuale, o seguire la propria indole che non necessariamente combacia con la vita da studente.
Punti di vista.
Mi ricordo un ferragosto di qualche anno fa, in cui un tubo dell’acqua di casa mia aveva deciso di trasformare il mio garage in una piscina privata abusiva. Dopo neanche mezz’ora dalla chiamata, l’idraulico suonava già il campanello di casa (che probabilmente era accorso così rapidamente proprio per farsi un tuffo a gratis nel mio garage e temprarsi dalla calura). Causa del problema: una guarnizione rotta. Tempo per sistemare il problema: venti minuti. Spesa sostenuta per sistemare il problema: 80 euro.
Ricorderò sempre mio papà che, pur non avendo letto la Mastrocola, salutando il tecnico mi disse: “Varda qua, venti minuti, 80 euro. Te l’ho sempre detto: al posto di studiare tanto, potevi andare a fare l’idraulico anche tu! Che spreco!”. Se a quel tempo guardai il mio papà con dolcezza, adesso ripensandoci mi vien da mangiarmi le mani, visto che le graduatorie per l’insegnamento (a cui io vanamente ambisco) verranno riaperte solo nel 2013. Avessi imparato la professione, almeno i due anni di attesa potevo ingannarli tra un tubo e una lavatrice.


un tubo dell’acqua di casa mia aveva deciso di trasformare il mio garage in una piscina privata abusiva… LOL
Ottima scelta Irene.
Paola Mastrocola è una delle mie scrittrici preferite.
Manca dall’elenco e lo consiglio perchè è un Signor libro “La gallina volante” che descrive i pensieri, i dubbi, le domande di un’insegnante che cerca di rafforzare le ali agli studenti perchè volino.
Fra gli altri, specialmente a Tanni. (che si firma col punto finale!)… splendida figura di adolescente irrequieta.
Non conosco Mastrocola (quindi subito il berrettaccio del somaro!) però qui trovo che dopo una splendida introduzione (complimenti, Irene), tutto si riduce a una ricetta per la scuola tra l’utopistico e il banale: “propone difatti una base d’istruzione così solida (fino ai 16 anni) da permettere a ciascuno il lusso di scegliere se continuare o meno di studiare”. E brava! Se riesci a creare dei sedicenni che stanno a metà tra Einstein e Ghandi, poi li puoi pure lasciare andare liberi, si arrangeranno… Geniale. Devo proprio mettermi a leggere questa Mastrocola
Stiamo vivendo un interregno come quello che caratterizzò l’avvento di Numa, il secondo re di Roma, dopo i 38 anni del regno di Romolo. Qualcosa si è irrimediabilmente concluso ma non si sa ancora come si configurerà il nuovo assetto, quale sarà il paradigma, ancora tutto da inventare, che caratterizzerà il futuro prossimo. È certo che le vecchie categorie di apprendimento/insegnamento, come quella della mera assimilazione passiva della spiegazione in classe caldeggiata da Paola Mastrocola nel suo bestseller Togliamo il disturbo, sono più adatte a disabilitare che ad abilitare i ragazzi alla vita che li aspetta. Ci vuole ben altro, compresa la capacità di dimenticare velocemente le nozioni inutili, e il ruolo dell’insegnante è quello di favorire l’arte di discernere le informazioni salienti dal mare di quelle inutili, mera zavorra e rumore di fondo, e di favorire negli studenti sia modalità più efficaci di generalizzare gli apprendimenti a contesti molto diversi da quelli noti, sia una fulmineità che consenta loro di riuscire a navigare su frammenti, come avviene sempre più spesso in un mondo via via più molteplice e sfaccettato.