Gambe e braccia

Storie di ordinaria follia #1.

Riporto, cercando di mantenerle nell’opportuno anonimato, due storie che mi sono state recentemente raccontate.

La prima è la vicenda di E., impiegata in un call center della Vodafone. Non esattamente la realizzazione di un sogno, per una che ha fatto il liceo classico ed si è poi laureata. Se non altro, però, la gavetta rende: dopo anni passati con la cuffia in testa, E. ottiene infatti una promozione e inizia a coordinare un team di lavoro. Capita per caso che, assunto da poco il nuovo ruolo, è indetto uno sciopero. E., come molti altri, aderisce, convinta che le sue condizioni di lavoro possano e debbano migliorare. Detto, fatto: i suoi capi le spiegano che, scioperando (ovvero esercitando un proprio diritto e rinunciando, per questo, alla miseria dello stipendio giornaliero) li ha “molto delusi”, e la rimandano a rispondere alle telefonate.

La seconda è la storia di S., che è sposata ed ha un bimba piccola. Suo marito lavora in un centro di ricerca. La ricerca che fa lei, invece, è di lavoro: per tornarci, al lavoro, dopo la gravidanza. Durante un colloquio, le viene proposto di firmare un contratto e, contestualmente, la lettera di licenziamento. Giusto per alleggerire un po’ la burocrazia, quando decideranno di cacciarla via (magari al prossimo bimbo). Lei accetta, prima di tutto perché ha bisogno di lavorare, e poi perché sa che, se non l’avesse fatto lei, sarebbe toccato al prossimo della lista: chiudere gli occhi e firmare.

Queste sono due storie di donne. Di giovani laureate. Di lavoro non giusto. Di scarsa soddisfazione. Di ricatti. Di mobbing preventivo. Di frustrazione. Di umiliazione. Di dignità violata.

E. ha il dovere, non solo il diritto, di lottare contro padroni fuorilegge. S. ha il dovere, non solo il diritto, di denunciare una pratica che, oltre che disgustosa, è illegale.

Chi lavora per i nuovi padroni, in un clima nel quale le lotte sindacali sembrano cancellate in un colpo, ha una grande responsabilità. La responsabilità di alzare la testa e guardare alla volgarità di questo male con sguardo severo; di essere intransigente nel rispetto di se stesso.

About these ads

11 pensieri su “Storie di ordinaria follia #1.

  1. lascia sbigottiti l’arroganza del ministro Brunetta nel chiamare i precari “l’Italia peggiore”. Se avesse un minimo di pudore, si dimetterebbe.

  2. Secondo me possiamo cambiare le cose tenendo la schiena dritta, affrontando cose come queste con pacata ma indissolubile determinazione e facendo bene (ma proprio bene) la nostra parte: nel lavoro, a casa, in Società.

  3. Entrambe le vicende indicano che per quei posti di lavoro c’è tanta domanda e poca offerta. Quindi non è scandaloso se le aziende propongono condizioni misere: sono le leggi dell’economia, che altro non è che un’applicazione dell’aritmetica ai rapporti sociali.

    Non volete la lettera di dimissioni prefirmata? Si renda il mercato del lavoro flessibile, e vedrete che quell’odiosa pratica sparirà.

    Non volete che un’azienda retroceda la coordinatrice perché sciopera? Perché mai? Se ci sono lavoratori che non scioperano e lavoratori che scioperano, è ovvio che un’azienda preferisca investire sui primi.

    Quindi vi state scandalizzando per nulla.

    • La logica delle ovvietà è tipica di un sistema nel quale chi esercita il potere più forte ha in mano, nei fati, tutto il potere, e può arbitrariamente agire indisturbato. Questo è il viatico, se non ad una oligarchia di forma dittatoriale, ad una società iniqua.
      In un sistema realmente democratico i rapporti di lavoro, così come i rapporti sociali, dovrebbero basarsi invece su una equa distribuzione della forza contrattuale. Il lavoratore ricopre, per il padrone, una posizione alla quale il padrone non può rinunciare, e che è indispensabile.
      È ora di uscire, davvero, da questa logica schiavo-padrone.

  4. Luca : si onesto , di chi è la colpa? i lavoratori che accettano queste angherie , i sindacati praticamente asserviti a confindustria e consorterie varie ? la politica e chi ha fatto le nuove
    leggi sul lavoro?
    non è invece piuttosto l’indifferenza e l’acquiescenza del popolo che vota centro sinistra?
    o almeno specialmente di quello visto che gli altri dovrebbero difendere altri interesse categorie ( e lo fanno)

    la verifica è incerta
    ma la realta’ è una costruzione sociale è una costruzione delle persone nei rapporti personali
    una realta’ puo’ esistere solo se è accettata e sostenuta anche implicitamente dagli attori sociali (ed è meglio sapere di esserlo )

  5. Caro Rob, non parlerei di colpe, ma piuttosto di responsabilità. Le responsabilità sono, come spesso (purtroppo) accade, condivise. Io consegno la parte principale di queste al padrone, perché da esso è generato il meccanismo; tuttavia, come ho scritto, i lavoratori hanno non solo il diritto, ma il dovere di mantenere alta la testa: un dovere che non può essere ignorato.

    • Grazier per la risposta Luca , ho usato il termine e il concetto di colpa volutamente per il suo riferirsi cultura cristiano cattolica tipica della terra trentina

      Quanto alla dialettica sottostante al lavoro dipendente : in fondo -per crudele che possa essere -ha una sua logica il ‘padrone’ tenda a migliorare il profitto senza tanti riguardi per il dipendente , quello che viene a mancare o che sembra venga a mancare in italia è empatia e solidiariata’ verso i lavoratari proprio da quella parte politica che dovrebbe dappresentarli (chiamiamolo centrosinitra) attraverso un implicito quando non esplicito elogio e sostegno della globalizzazione
      e della delocalizzazione (letto solo pochi settimane fa sul venerdi di reppublica da parte di m.serra) attraverso un esplicita vicinzanza al potere bancario privato responsabile della finanziarizzazione dell’economia (o di una grossa parte di essa ) attraverso la creazione di veri e propri dislivelli salariali tra classe diregente e comuni lavoratori . Quello che voglio dire in estrema sintesi è : il padrone continua a fare il padrone mentre il lavoratore si trova sempre piu’ abbondanto alienato privo di potere sostanzialmente soggetto annichilito e umiliato nel suo essere ingranaggio di un sistema di per accettato come inevitabile ineluttabile incontestabile dalla stesse forze che dovrebbero rappresentare i suoi interessi . Non si riesce neppure piu’ ad immaginare a sognare una societa’ piu’ giusta o solo diversa
      in quanto c’è una totale assenza di critica politica e sociale nelle istituzioni e nelle strutture partitico sindacali (si vince un referendum abrogativo sull’acqua privatizzata senza la reale convizione da parte
      dal ‘centrosinistra’ verso la bonta’ della gestione pubblica e statale ma
      anzi commissariati dalla bce a privatizzare le utilities pubbliche !)

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...