Cinquemila (cinque per la Questura?) non son certo pochi. Ma si sa: ultimamente il Trentino risponde ad alta voce quando viene chiamato alla piazza. Davvero sorprendente, alla vista, era piuttosto la fiumana che ieri ha invaso Milano: più bandiere che guglie del Duomo, roba da anni ’70.
Lo sciopero generale della CGIL: contro una manovra finanziaria che esalta la capacità di improvvisazione e che è provvisoria in tutto tranne che in ciò che batte in testa ai lavoratori dipendenti. «Se non ora quando», diceva Susanna Camusso, recuperando un fortunato slogan, in risposta alle critiche degli altri segretari (Bonanni e Angeletti) e pure di qualche esponente della sinistra (vedi Giorgio Tonini). I primi troppo meschini per riuscire ad ammettere l’errore; i secondi imbragati dalla paranoia di un moderatismo ruffiano.
Diciamolo, il lungo corteo di Trento, nel quale tra l’altro hanno sfilato anche iscritti a CISL e UIL, fa sentire un po’ meno soli.
Devo ammetterlo: io non c’ero. Mi sono lasciato, a torto, convincere, forse solo per potermi poi pentire, da una sorta di iniqua “ragion di stato” dettata da contratti pendenti e colleghi atterriti. Meditate, gente, meditate: anche in queste dinamiche risiede il ricatto del padrone. Che serva almeno a dire: non succederà più, non più mancherò.
La presenza è ciò che sembra preoccupare anche alcune signore di Bari, mogli di avvocati e imprenditori, che facevano apporre da Giampaolo Tarantini il loro nome sulla lista di attesa per andare a rendere omaggio a Silvio I, il Papi buono. Le signore, ora che Tarantini se la vede brutta, cominciano a pentirsi di aver ceduto alla lusingante seduzione del premier; mentre i mariti paiono incassare con grande mestiere.
Stiamo parlando, d’altronde, di drammi e frustrazioni personali: abbiate dunque pazienza, la confessione e (casomai) la spugna del consumato boxeur sono tutto ciò che rimane a posteriori.
A proposito di frustrazione: è arrivata, come dicevamo, l’ultima versione della manovra finanziaria. Dopo averci inserito tutto e il contrario di tutto, il governo è talmente fiducioso che ci pone la fiducia. Le “novità” sono l’aumento dell’IVA di un punto percentuale, un ennesimo provvedimento sulle pensioni e il temutissimo contributo di solidarietà (addirittura del 3% su redditi superiori ai trecentomila euro; e non sui patrimoni).
Chissà che, quindi, non torni in ballo pure il rientrato sciopero dei solidalissimi calciatori.
Quelli che certamente non scioperano sono i ciclisti, che partecipano in massa al giro della Padania. La corsa, del resto, è riconosciuta dalla Federciclismo, ed è per giunta una delle ultime gare prima degli imminenti campionati mondiali. Spetterà quindi agli appassionati delle due ruote fare i conti con il qualunquismo ed il doping sociale dei propri beniamini. Rifondazione comunista però i conti li ha già fatti, ed ha duramente contestato la corsa durante la sua prima tappa.
Sabato 10/9 Rovereto ospiterà la partenza della quinta tappa. Segnaliamo agli interessati che l’ANPI del Trentino sta organizzando un presidio davanti al Mart a partire dalle 8.
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