Dalle tasche degli altri

Dormi tranquillo e asciutto

Ormai non bisogna più stupirsi se i ragazzi di oggi sono più svegli di quello che eravamo noi una volta. Già da piccoli sono sovra stimolati con giochi musicali, con tanto di specchietti e parti di diverso materiale per aumentare la loro sensibilità tattile; corsi di inglese, corsi di ballo e corsi di fai-da-te, per cercare di attivare il loro cervello per quanto è possibile. Rendere il proprio bambino intelligente, ma soprattutto, migliore dei suoi coetanei, è la grande preoccupazione e croce di ogni buon genitore d’oggi. Ci troviamo così in una società dove bambini di due anni giocano tranquillamente con i telefonini, ballando a ritmo delle suonerie, e adolescenti che non vogliono più il telefonino ma l’iphone (eh, il telefonino ce l’avevano già a due anni..). Assistiamo a scene pietose, in cui ragazzini con appena due peletti smilzi sul volto, riescono a sistemare il pc dei loro papà, molto più grandi e pelosi di loro. Insomma, ragazzi svegli, che parlano due lingue correntemente, e sanno molte più cose di quelle che potevo sapere io alla loro età (non sono passati tanti anni, ma il distacco si sente di già).

Eppure…. eppure, questi ragazzi così in gamba e pieni d’indipendenza, si fanno ancora aiutare dai genitori per iscriversi all’università. In questi giorni che precedono l’apertura dell’anno accademico, in tante facoltà si assiste ad una bizzarra invasione: quella degli adulti. Non professionisti che decidono di re-iscriversi all’università per prendere quella laurea tanto sognata, ma genitori apprensivi, che accompagnano i propri figli fin davanti agli sportelli. Sorreggono i loro moduli e documenti e si assicurano che il proprio ragazzo sia davvero iscritto all’università; ci tengono così tanto che in molti fanno sedere il proprio pupillo e fanno per lui anche un’ora di coda davanti al presidio didattico. Chiamano in segreteria e cercano di capire e informarsi: d’altronde il bambino ha solo 19 anni, non può farcela da solo!

Nel caso in cui dovesse anche cercare appartamento, ci pensano sempre mamma e papà. Qualche giorno fa, mi trovavo nella sala caffè della facoltà di Lettere, e non ho potuto non accorgermi di diversi genitori che con carta e penna annotavano i numeri di telefono degli annunci per la ricerca e offerta di una casa. Dei rispettivi figli, nemmeno l’ombra. Certo, qualsiasi genitore premuroso vuole il meglio per il proprio figlio, e pensare che la loro “gioia” abiti per qualche anno con persone poco responsabili o che stra paghi un semplice bilocale come se fosse un loft in centro a Milano, non elettrizza nessuno. Ma l’università è soprattutto responsabilità: il primo momento in cui il ragazzo prende in mano la sua vita ed impara che a cattive  – o sbadate – scelte, seguono altrettanti cattivi risultati. Tenere per manina un ragazzo a 19 anni ed aiutarlo sempre a camminare, non significa volergli bene, ma non credere nella sua capacità, nella sua intraprendenza e non dargli fiducia. Tutto il contrario di un vero gesto d’amore.

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