Nelle discoteche “i giovani vengono iniziati a una vita sessuale dominata da un tabù inibitivo”. Per cominciare, ballano tenendosi a distanza e per di più “la danzatrice non lascia scorgere i seni, e sottraendoli alla vista, contribuisce a creare desideri insoddisfatti che non possono non provocare frustrazioni profonde”.
Alla domenica “la popolazione si riversa a frotte in costruzioni immense a forma ellissoidale dalle quali proviene senza interruzione un clamore spaventoso”. Probabilmente si tratta di un rito cannibalico. Per evitare il quale i dissidenti “si danno a una fuga disperata lungo tutte le vie d’uscita dalla città, urtandosi disordinatamente, calpestandosi con i veicoli, perdendo la vita in sanguinosi tafferugli… per poi rientrare nella città in mandrie sparute la sera stessa, cercando rifugio nelle proprie capanne”.
E la Chiesa? “A quanto risulta dalle testimonianze raccolte in loco, è una potenza laica e mondana, tesa al dominio terreno, all’acquisto di aree fabbricabili, alle leve del governo politico… Durante il nostro soggiorno abbiamo seguito alcune tipiche manifestazioni della Chiesa, le cosiddette ‘processioni’…, che rappresentano vere e proprie ostentazioni di fasto e potenza militare: vi appaiono infatti drappelli di guardie, cordoni di polizia, generali dell’esercito, colonnelli d’aviazione. Mentre l’Industria è una potenza spirituale, tesa al dominio delle anime…”.
Così, in uno dei saggi del suo delizioso “Diario minimo” (“Industria e repressione sessuale in una società padana”) Umberto Eco immagina come degli ipotetici studiosi melanesiani potrebbero interpretare i modi del vivere in Italia (“protettorato vaticano del Gruppo delle Mediterranee”).
A distanza di quasi mezzo secolo, facciamo tornare in Italia quegli stessi scienziati a studiare il fenomeno della pubblicità. Cosa vedranno i saggi melanesiani?
Dei cartelloni che deturpano il paesaggio e insieme offendono il buon gusto. Degli spot che interrompono i film televisivi allungando del 25% la loro durata, rallentano con improvvise apparizioni la navigazione in rete e per giunta provocano il rincaro dei prodotti reclamizzati. Vedranno dei monitor installati nelle stazioni che replicano senza tregua gli stessi 3-4 spot, a volte disturbando gli annunci relativi all’arrivo dei treni. Constateranno che ciononostante gli italiani (non solo loro, naturalmente) amano tutto questo. Infatti, se piaceva l’antico “Carosello”, dove la promozione delle merci avveniva in maniera discreta all’interno di simpatici mini-show, la pubblicità odierna, diretta e ossessiva, piace ancora di più: lo dimostra il fatto che la programmazione degli spot è aumentata a dismisura. Evidentemente l’offerta si è adeguata alla domanda..
Ma forse questo martellamento mediatico è sgradito ai cittadini, costretti a subirlo da un sistema autoritario… Macché! Quindici anni fa qualcuno volle opporsi a quell’andazzo e fu indetto un referendum, dal cui risultato emerse che la maggioranza era contraria ad ogni limitazione.
Come spiegherebbe tutto questo il concreto, folle buonsenso degli scienziati melanesiani?