A proposito del Giro della Padania e del suo imminente passaggio per Rovereto: pare che il povero Andrea Morandi, sindaco della città della quercia, se lo sia trovato tra i piedi senza poterci fare nulla. Ingiustizia dei compromessi.
Il Giro interessa a Roma, eccome. Prova ne sia il fatto che ha otto ore giornaliere di copertura Rai. La Provincia, ricattata dal governo su accordo di Milano et similia, si è trovata costretta a ospitarlo sul proprio suolo, ma ha abilmente scaricato la grana sul sindaco più “fuori dai ranghi” in circolazione. L’accordo tra PAT e Comune, però, non è passato direttamente dallo stesso Miorandi, bensì dai due assessori di competenza (Daicampi -turismo- e Frisinghelli -sport-), che hanno prontamente avallato l’ipotesi. (Avranno pure pensato: “Ma che bella idea, con tutte quelle telecamere e quei campioni! Lo facciamo partire dal Mart, così diventa un bello spot!”.) Il sindaco è venuto a conoscenza della cosa solo a giochi fatti, ed ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco.
Gli altri fanno le birichinate, insomma, e Miorandi deve grattarsi la rogna. Fossi in lui mi chiamerei fuori, specificando chiaramente come sono andate le cose e richiamando ciascuno alle proprie responsabilità.
Sabato, nel frattempo, il passaggio del Giro a Rovereto non passerà indisturbato: certamente avrà luogo la protesta organizzata dall’ANPI, ma quasi sicuramente anche gli anarchici roveretani non resteranno a casa.
Riguardo alle proteste per il Giro risultano illuminanti, comunque, le parole di Francesco Moser: «Ma cosa vogliono questi comunisti con tutte quelle bandiere rosse? È una vita che organizzano corse ciclistiche come il Giro delle Regioni o il Gran premio della Liberazione, dove favorivano i russi, e nessuno ha mai detto niente. Perché anche gli altri non dovrebbero farlo?». Sic.
Moser fa un calderone di tutto, accostando la Padania (che non ha, nei fatti, storia geografica né politica) all’Euregio. Non per lucidità politica, però. «Mi hanno criticato perché ho partecipato alla presentazione di questa corsa, ma quando ho corso il Gp della Liberazione nessuno ha detto niente», dice l’ex campione, dimostrando di avere qualche problema nel comprendere la differenza tra Liberazione e secessione.
In tutti i modi, gli possiamo pure perdonare la svista. Diamine, Checco Moser, il recordman dell’ora in quota! Avevo il suo poster, da bambino. Checco Moser, s

imbolo di un’italianità dalle scarpe grosse e dal fiato pesante: è autorizzato a non sapere quello che dice.
E io che pensavo che i Mondiali di Varese 2008 fossero sufficienti come corsa monopolizzata dalla Lega http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/politica/lega/lega-monumento/lega-monumento.html
Sarà una nuova strategia quella di puntare sulla bicicletta.
Pingback: Buona Padania a tutti | Questoblog