L’utopia della perfezione

La statua, al centro della piazza, raffigura il più illustre eroe risorgimentale del paese. In occasione del centenario della morte, l’amministrazione comunale ha deciso di restaurarlo, e per mesi l’eroe è rimasto incappucciato da una protezione che ne precludeva la vista. Conclusi i lavori e tolta la copertura, i cittadini presenti alla cerimonia sono rimasti interdetti: il restauro, effettuato secondo le prescrizioni della Sovrintendenza, aveva restituito un monumento più brutto di prima. Quasi si fosse trattato di una pittura pompeiana, il restauro cosiddetto conservativo aveva religiosamente rispettato i guasti del tempo: i gradini dello zoccolo erano sbrecciati come prima e l’epigrafe era come prima mutila delle lettere corrose dal tempo. O meglio, i buchi erano stati riempiti con una sostanza che sottolineava le mancanze. L’eroe, grazie a dio, era stato semplicemente ripulito; per sua fortuna non aveva bisogno di vedersi ripristinato il naso o un orecchio, altrimenti, con ogni probabilità, lo avrebbero lasciato sconciato com’era. Tutto molto “corretto”, ma altrettanto assurdo. Secondo esempio. Si sa che per proteggere le opere d’arte di chiese, musei, ecc., è importante possederne una documentazione fotografica, alla quale si deve provvedere secondo certi rigidi criteri che ne garantiscano la qualità. Di conseguenza occorre rivolgersi a dei professionisti che dispongano di adeguati strumenti. Risultato: l’operazione è costosa e in molti casi chi gestisce le opere d’arte, soprattutto se non eccelse (ma comunque da difendere), non ha i mezzi per farlo. A questo punto, piuttosto che niente, non farebbe bene, il parroco di campagna, a mandare un ragazzo dell’oratorio provvisto di una macchina digitale a fotografare i quadri della chiesa? Non sarebbe meglio che niente? No, o perfetti o niente. L’ultimo caso, di genere totalmente diverso, racconta di Giovanni, che alcuni anni fa chiese di adottare un bambino. Giovanni è una persona molto nota a livello provinciale, attivo in politica, nel sociale e nel mondo del volontariato. È cieco, ma questo non gli impedisce di muoversi, di viaggiare, di prendere l’aereo, anche da solo. È un tipo allegro, autoironico, ottimista: dopo cinque minuti che parli con lui ti dimentichi la sua cecità (sulla quale scherza volentieri); insomma, una gran bella persona. Eppure l’incaricato di valutare la sua idoneità a diventare un padre adottivo disse di no. Motivazione? Quella reale suppongo fosse la più ovvia, la cecità di Giovanni, ma evidentemente il burocrate non poteva dire ufficialmente una cosa simile, e allora, arrampicandosi sugli specchi, favoleggiò di “iperattività tendente a non affrontare compiutamente il problema dell’handicap”. La notizia apparve sui giornali e subito, da parte di tanti che conoscevano Giovanni, fu un diluvio di contestazioni, di proteste, di pernacchie. Tanto che il burocrate fece una rapida retromarcia e Giovanni diventò padre. Conclusione: siamo un Paese decisamente disastrato, eppure ogni tanto c’è qualche bello spirito che, o per effettiva stolta convinzione o come alibi alla propria inerzia, rifiuta ogni pragmatismo e blocca idee e progetti nell’utopica attesa di un futuro in cui si possa agire secondo perfezione. Giusto ieri sera una pidiellina televisiva esprimeva la sua contrarietà alla liberalizzazione di taxi e farmacie “perché le liberalizzazioni vanno fatte tutte insieme”.

“Meglio meno ma meglio” – scriveva Lenin nel lontano 1923; ma il marxismo, oggi, è decisamente fuori moda…

About Tòs

Nato parecchio tempo fa (prima della differenziata, quando il pattume lo raccoglievano in un cassone trainato da due cavalli), ha fatto l'insegnante, ha fondato -non da solo - Questotrentino e si è occupato di poesia e di vampiri. Si diletta di artigianato artistico.

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