Dalle tasche degli altri/Monocolum - metà svegli

Cosa succede per colpa di Kony

Nelle ultime ore è successo un bel casino, su internet. Ora proviamo a spiegarvi di che si tratta e perché, soprattutto, potrebbe segnare un momento importante per questo genere di comunicazione.
Sicuramente il punto migliore da cui iniziare è questo video, che sì dura mezz’ora, ma vi conviene guardarlo subito ché tanto prima o poi dovrete farlo.
Tranquilli che non annoia.

Ecco, c’era d’aspettarselo: non l’avete visto. E vabbè, facciamo noi un riassuntino.
Questo video, Kony 2012, è una campagna lanciata ieri da Invisible Children, un Ong statunitense nata nel 2004 con lo scopo di comunicare al più largo numero di persone le atrocità commesse da Joseph Kony, signore della guerra che da molti anni guida il Lord’s Resistance Army che in Uganda e in Sudan del Sud arruola a forza bambini e commette violenze e incursioni contro i civili con stupri e rapimenti.

Il generale Kony

Il video, indubbiamente fortissimo sul piano emotivo, sta costituendo un vero e proprio fenomeno di viral marketing, e potrebbe riuscire – se l’esplosione di contatti e condivisioni vista ieri continuerà per i prossimi giorni – a dare uno scossone al modo di comunicare su Internet, e di far diventare importante (in fretta) una cosa lì perché poi lo sia anche nel mondo reale. D’altra parte le potenzialità sono enormi, se è vero, come esordisce la voce fuori campo nel video, che che gli utenti connessi a Facebook in questo momento sono oggi più degli abitanti sulla Terra di 200 anni fa.

Perché è importante questo video

Pubblicato il 5 marzo sulle principali di piattaforme video (Vimeo e Youtube) e lanciato massicciamente dal giorno dopo, ha raggiunto in meno di 48 ore 20 milioni di visualizzazioni, dato ancora più significativo se si considera che questo non è un video di 50 secondi su un carlino che spinge una carrozzina, ma un film di 30 minuti che richiede completa attenzione e un discreto impegno emotivo.
Ieri su Twitter per tutto il giorno #stopkony è stato tra i trend topic universali (sapete di cosa stiamo parlando, vero?) e questa è un’altra prova di come la strategia messa in campo dall’organizzazione è stata programmata e messa in atto con una padronanza dei mezzi che ci fa sospettare che forse è arrivato il momento di trattare questo nuovo modo di fare comunicazione con un po’ più di serietà.
Ora, se fossimo in grado di isolare per bene i segreti del successo di Kony 2012, tu probabilmente saresti il lettore numero 201.988, ma visto che è più probabile che tu sia solo la 27esima persona che legge l’articolo, è facile intuire che risposte belle che pronte non ne abbiamo.Possiamo stare vaghi, però, e dire che partendo da un tema tanto importante, di facilissima presa e immediata immedesimazione, e contando su un gruppo di persone con l’esperienza e la rete di contatti necessari, in grado di confezionare un prodotto di altissimo livello – il film – con immagini molto forti, montaggio ed effetti di prim’ordine, una storia intesa dal ritmo niente male, e infine una perfetta sinergia tra sito web, video e vari social network affollatissimi.
A questo punto basta offrire a questa marea di persone l’opportunità di fare una buona azione e stare più in pace con se stessi semplicemente facendo click su un “condividi” (e al massimo acquistare un braccialetto da 10 dollari) e voilà! Cambiamo il mondo!
Ma non è questa polemica il punto, quanto piuttosto il fatto che si inizia ad intravedere come le campagne comunicative attraverso i nuovi media che hanno destabilizzato tante certezze negli ultimi anni abbiano finalmente raggiunto una maturità. Questi strumenti, nelle mani di chi sa usarli, iniziano ora a mostrare le loro gigantesche possibilità. Non sono più così in mano al caso, ma rispondono agli stimoli giusti.

Luci e ombre di Invisible Children

Sembra quindi che i volti scavati dei bimbi-soldato abbiano commosso milioni di persone, almeno a giudicare dalla frenetica attività su Twitter, Youtube e Facebook. Molti blog e commentatori indipendenti però hanno sollevato diversi dubbi sulla natura e le finalità dell’associazione: è tutto bianco-nero, buoni vs cattivi come sembra?
Il progetto di marketing, come abbiamo già spiegato, è inteso a coinvolgere il maggior numero di persone possibili con l’obiettivo di raccogliere fondi per la causa. Encomiabile il principio, ma molti dubbi vengono sollevati sui conti dell’associazione. Charity Today ad esempio fa notare come il punto forte di IC non sia proprio la trasparenza, e ad un’analisi più attenta gruppo negli ultimi 2 anni emerge che solo il 32% delle donazioni è finita concretamente in Africa.  Si potrebbe però obiettare che non ci sia alcuna intenzione malevola in questo: in fondo se per perseguire i propri scopi la Ong crede molto nella sensibilizzazione e nel coinvolgimento di un vastissimo pubblico, può anche essere in qualche modo sensato spendere $751,000 in computer e più di  $177,769 in strumenti di registrazione audio e video. In effetti non si può creare il chiasso che c’era ieri in rete pretendendo di non spendere neanche un dollaro.
Non finisce qui però: la zona grigia, quella che emerge a fatica dal video montato così finemente, il sottotesto che svanisce in fretta tra gli effetti cool che sanno emozionare così bene, occorre cercarlo a fatica in giro per la rete. Invisible Children, nel suo essere contro Kony e il suo esercito di bambini sottratti alle famiglie, supporta apertamente l’esercito che lo combatte, anch’esso accusato di atroci violenze (come spesso abbiamo visto nelle guerre civili africane). Non fa troppa pubblicità, in effetti, la foto che ritrae i filmmaker e fondatori del’organizzazione mentre imbracciano le armi circondati da soldati della milizia ugandese.

Non vogliamo fare quelli che arrivano e pensano che gli altri siano deficienti, ma quel signore dietro all'attivista di sinistra ci sembra proprio Kony

Il fine palese, seppur non dichiarato esplicitamente, sembra quello di convincere gli Stati Uniti di sostenere un intervento militare in Uganda per arrestare (o, perché no, uccidere) Kony, ma a quale prezzo? Chris Blattman, professore di scienze politiche a Yale, in un ottimo post si chiede se gli autori del video siano coscienti del fatto che scatenare una guerra senza quartiere contro il generale implichi l’uccisione di quegli stessi bambini-soldato costretti a difenderlo.
“Ucciderne uno per educarne cento”, funziona anche in questo raccapricciante caso?
Difficile inoltre dire con certezza se una missione di questo genere raggiungerà il suo scopo o se, come accadde in Somalia nel 1992 con un intervento dettato dalla commozione per i bimbi sofferenti (il famoso effetto-cnn) si risolverà in un fallimento che inibirà futuri interventi, come poi accadde col Rwanda.
Ma alla fine, quindi? Va tutto bene, perché comunque si fa conoscere il dramma in tutto il mondo e questo non può fare che bene? Ce la caviamo con un Make Kony Famous?
Senza andare troppo oltre in questa sede, senza voler sollevare problemi per i metodi lievemente neo-colonialisti o questioni di giovani bianchi un po’ hipster che si mettono belli belli a voler risolvere situazioni molto complesse con il candore di situazioni semplicistiche e 177,769 dollari di videocamere, chiudiamo con la riflessione che terminava uno degli articoli trovati.

Something isn’t always better than nothing. Sometimes it’s worse.

Ps: E proprio mentre prendono piede i primi seri tentativi di plasmare la politica estera degli Stati Uniti tramite Internet, in Italia l’esperto di nuovi media Renzo Bossi (di cui abbiamo già abbondantemente parlato) chiede che nel Consiglio Regionale lombardo siano banditi Facebook e Twitter. Peccato, a noi piaceva più quando parlava dell’iperlocale.

Qui un BEL PO’ di articoli sul tema, per chi volesse approfondire.

Vice.com – Should I donate money to Kony 2012 or not?

Chris Blattman – Visible Children

Lunamagazine.com – Kony 2012: A Critical Perpective
Wronging Rights – Worst Idea Ever?

Wired.com – Viral Video Hopes to Spur Arrest of War Criminal

Un Dispatch – Invisible children saviors or sensationalists?

Visiblechildren.tumblr.com – We got trouble

Charity Navigator – Invisible Children

Se volete fagli anche voi i conti in tasca

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20 pensieri su “Cosa succede per colpa di Kony

    • Cara Maria, la tua domanda, così immacolata, rivela che questione ti interessa, ma non ne hai bene capito la portata.
      Per questo ci siamo permessi di risponderti in privato, con una lunga mail e molti riferimenti utili per scoprire questo fantastico mondo che è la comunicazione duepuntozero!
      Ricontattaci tra qualche mese, tipo ad agosto, e potremmo considerare una tua assunzione.

      • comunicazione 2.0 ? Assunzione?
        Sono MOLTO interessato.
        Studio Psicologia e sono molto appassionato di comunicazione sociale.
        Attendo notizie!

  1. fortuna che esistono ancora al mondo persone (poche purtroppo) come Jason Russell capaci di fare una cosa simile. Purtroppo siamo talmente abituati a vivere nel sudiciume da temere che si nasconda anche dove non c’è. Personalmente mi fa soffrire rendermi conto che siamo diventati così. Se vediamo il marcio, se preferiamo cercare il marcio, vuole dire che il marcio ormai ha vinto.

    • Ha ragione cara Mara. C’è da dire però che a prendere tutto per buono, senza insospettirsi un po’ quando si sente puzza di bruciato, poi si rischia di fare la fine che fecero centinaia di persone in buona fede con la brutta storia dei soldi dati in beneficenza per il Mato Grosso che finivano nelle casse di quell’allevatore di polli in batteria del bresciano. Si ricorderà sicuramente lo scandalo del 1997.
      Cogliamo l’occasione per farle gli auguri!

  2. si ma per scrivere “Non vogliamo fare quelli che arrivano e pensano che gli altri siano deficienti, ma quel signore dietro all’attivista di sinistra ci sembra proprio Kony”.. quanto bisogna studiare?
    I ministri italiani prendono doppi stipendi, “di partenza” prendono qualche 200.000 all anno, ma molti anche 700.000 con un sacco di agevolazioni e noi andiamo a criticare IC?

  3. Fa bene il nostro Alcide a interrogarsi sulla forza di questo messaggio. Essere riusciti a coinvolgere così tante persone, su un tema non ignoto (Qt vi aveva fatto un servizio nel 2004, attraverso un toccante servizio – http://www.questotrentino.it/qt/?aid=9239 – di una volontaria trentina in una Ong che recuperava i bambini-soldato sfuggiti all’LRA) ma politicamente marginale, ed aver trasformato la comunicazione in azione, può forse essere ritenuto un risultato storico.
    Poi i rilievi possono essere tanti: si parla molto poco dei bambini soldato (leggere appunto la nostra volonotaria per rendersi conto del devastante stress emotivo subito) e molto di sè e dell’organizzazione; questa ovviamente assorbe la maggior parte dei finanziamenti (sembra inevitabile); l’esito degli interventi militari sono incerti e discutibili.
    Sì, tutto vero. Ma io penso che nella difesa dei diritti umani, muoversi impacciati sia meglio che restare immobili e indifferenti. Poi, le modalità sono appunto nuovissime: chi non ci dice che non si riesca, anche proprio attraverso il web, seguire e monitorare passo passo i risultati, in maniera che si riduca al minimo il peraltro incombente pericolo di andare all’inferno su una via lastricata di ottime intenzioni?

  4. Pingback: Lupi, agnelli e bambini invisibili | PrendilPhenilMetilNelAno

    • Hai ragione, caro Marco. Siamo molto d’accordo con te.
      Salvo il fatto, non indifferente, che la pagina a cui fai riferimento (di cui eravamo ben a conoscenza, ma grazie del pensiero) è stata pubblicata dal IC diverse ore dopo del nostro articolo, apparso su questo blog prestissimo la mattina dell’8 marzo.
      Entrando invece nel merito, caro Marco, hai detto un altra sciocchezza. Invisible Children, come scritto nell’articolo, è composta da gente che sa il fatto suo, e anche la pagina che hai avuto la premura di linkare (ma anche di leggere??) ne è la prova. Non è difficile farsi convincere da questo bravi ragazzi, che sembrano così trasparenti, ispirati e caritatevoli.
      Però quello che dice la loro pagina, le risposte a quelle che tu -prevenuto- chiami “illazioni”, non sono così soddisfacenti come dovrebbero essere. Un esempio? Il paragrafetto striminzito che giustifica la fotografia.
      Però noi non stiamo cercando di demonizzare IC “argomentando inutilmente” come tu simpaticamente affermi. Senza argomentare, però.
      Non siamo a priori contro la campagna, né lo siamo così decisamente a posteriori. E lo dimostra anche il fatto che abbiamo lasciato un commento (firmato da uno dei nostri collaboratori, Alberto Gianera) in data non sospetta, il 9 marzo, su un blog che parlava di Kony2012 proprio riferendoci alla solidità delle risposte ufficiali di IC.
      Insomma: noi non siamo qui a fare la critica senza quartiere – o per partito preso – ad Invisible Children. Né siamo al soldo di Kony (se mai fosse ancora vivo). Ci permettiamo perciò di lodare l’iniziativa rilevando i punti critici che ci paiono meritevoli di essere sollevati. Infine un’altra cosa che ci interessa – ma forse la più importante – è l’aspetto comunicativo.

      tl;dr le risposte alle critiche, per quanto fatte benino, non soddisfano appieno. e l’articolo è stato scritto prima.

  5. sembra un tipo di psyop ancora più sofisticata rispetto alle rivoluzioni colorate tipo gene sharp, anche se il target è leggermente diverso.
    il maestro bernays rimarrebbe piacevolmente sorpreso, quei bimbi …credo di no

  6. Prima che arrivi qualche altro commento urlando “ho scoperto l’acqua caldaaaa”
    ecco qui cos’è successo oggi:
    la bbc: http://www.bbc.co.uk/news/world-us-canada-17409934

    o se preferite il post: http://www.ilpost.it/2012/03/17/il-regista-di-kony-2012-non-sta-bene/

    o se preferite il video in cui si dimena tutto nudo: http://www.tmz.com/2012/03/16/jason-russell-video-naked-meltdown-kony/#.T2URp-LZgUP

    Comunque, pare sia PCP.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Fenciclidina

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