“Omnibus”, calderone di approfondimento politico de “La7”, è appuntamento fisso delle mie mattine, mentre mi preparo e faccio colazione.
Ho avuto così modo di conoscere, nel corso degli anni, personaggi più o meno illustri e credibili della partitocrazia e della stampa italiane. Come Franco Bechis, tirapiedi berlusconiano dal sorriso sudaticcio, o Mario Sechi, altro berluscones (già redattore di “Panorama” e vice-direttore di “Libero”, nonché consigliere di amministrazione della Fondazione Magna Charta) mascherato da salomonico democratico. Come Maria Teresa Meli, combattiva e caustica redattrice del “Corriere della sera”, o il démodé Piero Sansonetti, un tempo vice-direttore e con-direttore de “l’Unità” nonché direttore di “Liberazione” e oggidì alla direzione di “Calabria Oggi”.
Potrei elencare nome su nome per ore, perché la lista è lunga e stuzzichevole, nel bene e nel male: Giorgio Clelio Stracquadanio, Osvaldo Napoli, Matteo Salvini, Davide Boni (indimenticabile il sorriso paternalistico dei suoi tempi migliori), Alessandra Mussolini, Lanfranco Pace (capace qualche giorno fa di sostenere che le eventuali trattative Stato-mafia degli anni ’90 sarebbero state giustificate e anzi doverose), Luigi Angeletti, Raffaele Bonanni, Nicola La Torre (pescato una volta, proprio in trasmissione, a passare un pizzino bi-partisan ad un collega forzista per proporre una coalizione da salotto contro un collega rifondarolo)…
(Nota: non fatevi ingannare dalla apparenze, spesso c’è anche gente normale.)
Uno dei miei preferiti, comunque, è sempre stato Francesco Boccia. Pugliese, ex margheritino, master alla Bocconi ed esperienza quadriennale alla London School of Economics. Ricco palmarès istituzionale fino all’elezione alla Camera (nel 2008) con il PD.
Boccia è stato, per intenderci, lo sfidante (sconfitto) di Nichi Vendola alle ultime due primarie pugliesi. Il suo nome, oggi, compare nelle carte dello scandalo che sta coinvolgendo i vertici PD baresi e che riguarda i rapporti con la famiglia Degennaro. I Degennaro: grandi costruttori (una volta si chiamavano palazzinari) molto attivi in Puglia; brava gente che ha sparpagliato propri esponenti ovunque potesse, dal PdL al PD, a SeL, dimostrando una encomiabile poliedricità. Il rapporto con l’illustre famiglia (e in particolare un gentile omaggio a base di cozze e astici, che fa da contorno a sostituzioni di dirigenti comunali, nomine assessoriali e appalti vari) sta costando caro al sindaco di Bari Emiliano, che pure di cose buone ne ha fatte non poche: perché i peccati veniali sono pur sempre peccati, specialmente quando sei un personaggio pubblico.
E che c’entra questo con Boccia? Secondo alcune intercettazioni, il deputato avrebbe sostenuto che sarebbe stato opportuno infilare nelle amministrazioni una buona quantità di Degennaro e accoliti. Ovvio: fra amici si governa meglio.
Francesco Boccia è uno che ad “Omnibus” esibisce, di prassi, l’indolente e accondiscendente saccenteria di chi conosce già la noiosa posizione dell’interlocutore ed è in possesso di un piano (politico? culturale? divino?) ben più complesso ed elevato. Uno, insomma, che non ha tempo da perdere in chiacchiere di bottega e vuole piuttosto andare al sodo: delle inimicizie o delle alleanze. Un illuminato o un marchettaro?
Scopro oggi (mea culpa per il tempismo) un dettaglio che rende tutto più chiaro ai miei occhi di dubbioso telespettatore: Boccia è fidanzato con Nunzia De Girolamo, deputata del PdL: quella, per capirci, del tenero epistolario parlamentare con Silvio Berlusconi.
«Ma come?», si chiede l’elettore savio. Com’è possibile? Va bene, l’amore, ma… questi di cosa parlano a casa? Di sport? Come fanno ad andare d’accordo? E, soprattutto, secondo quali principi educheranno la figlioletta (la cui nascita è prevista per maggio)?
Di fronte a una tale confusione di ruoli, la mia perplessità è enorme. È grossomodo il motivo per cui non sono mai riuscito a farmi piacere Giorgio Gaber: se pensi quello che canti, come diavolo fai a stare insieme a Ombretta Colli? Come puoi essere innamorato di quella roba lì? Come fai a non detestarne la grossolanità e la volgarità di pensiero?
La risposta che mi sono dato è che questi non sono “compagni che sbagliano”: sono maliziosi complici.
Non vedo Omnibus e non ho presente Boccia, ma dal profilo che ne fai tu mi sembra un mini-D’Alema, altrettanto saccente e ancor più privo di vere convinzioni di fondo: insomma, un personaggetto inconsistente, per il quale l’etica è solo un’arma con cui contundere gli avversari. Nessuna meraviglia che si accoppi con la gnocca berlusconiana di turno.
Su Gaber invece no, vanno fatte distinzioni, il Gaber caustico e profondo degli anni ’70, di “Far finta di essere sani”, e quello, deluso scoraggiato incattivito, di venti anni dopo. E’ stato triste vedergli perdere la dignità intellettuale dietro a Ombretta Colli: ma oramai l’uomo era troppo ripiegato su se stesso, le sconfitte della storia gli avevano fatto perdere l’orizzonte. Forse per troppa sensibilità. Per questo credo sia giusto volergli ancora bene.