Dalle tasche degli altri

Picchiamo i violenti

Gruppi violenti che contestano un ministro senza ragione, per fortuna bloccati (e picchiati) dalle forze dell’ordine all’entrata del parco S.Chiara? Si, rispondono molti mezzi di informazione, ed alcuni commenti sui social network. A guardar bene il video qui sopra (ed altri che stanno girano sul web in questi giorni) la vicenda sembra diversa, e sottolinearlo dovrebbe essere un dovere di chi informa. Nel video si vede un gruppo di poliziotti armati, di fronte  qualche decina di manifestanti, non solo giovani, in maglietta e calzoncini, intenti in un’attività che, piaccia o no, rientra fra i diritti fondamentali di ogni individuo o gruppo. Si vede partire una prima carica, perché parte dei manifestanti prova ad entrare di corsa da un punto al momento sguarnito.

Fin qui, nulla di troppo anomalo per una situazione di piazza. Salvo che, invece che fermarsi una volta sventato il tentativo di ingresso, alcuni dei poliziotti si fanno nuovamente avanti e, impugnando i manganelli al contrario in modo da fare più male, picchiano. I manifestanti scappano, si arrabbiano, urlano. Roberto Giacomelli (camicia bianca, nel video), capo della squadra mobile di Trento, a fatica tiene a bada i suoi sottoposti più caldi. Che, però, poco dopo ripartono per una seconda carica di manganellate, della quale sia il video che le testimonianze di chi c’era non riescono ad offrire una motivazione plausibile. Tanto che Giacomelli, totalmente incapace di dare ordini ai suoi uomini, deve frapporsi fisicamente tra loro ed i ragazzi. Se è il capo disarmato a mettersi in mezzo, di fronte a chi subisce la carica, sembra assai difficile dire che i violenti sono i manifestanti. Alla fine della giornata ci saranno molti contusi in ospedale, qualche gesso, e un uomo che gronda sangue dalla testa.  Una giornalista che riprendeva ha preso una manganellata sul fianco.

Ciò che sconcerta è il dato di fatto che emerge, e non è una novità: la polizia spesso non è un corpo neutrale, ma ha emozioni, riceve offese, e alle offese replica. E’ innegabile che i poliziotti presenti ad un qualsiasi corteo stiano facendo il loro lavoro, e che, soprattutto, non sia un lavoro facile. Ma, come per ogni professione, bisogna pretendere che lo facciano bene. Che siano formati a dovere, coscienti di tutte le implicazioni che ha il detenere il monopolio della violenza. È dura da dire, ma il poliziotto deve difendere lo Stato, non la sua dignità. Devono poi essere ben comandati. Male ha lavorato Giacomelli, incapace di dare ordini. Male hanno lavorato gli altri poliziotti, lanciati con violenza punitiva in una situazione di totale assenza di rischi per la loro incolumità. Se così incapaci sono stati in una situazione tanto tranquilla, ci sentiamo davvero sicuri, convinti che faranno la cosa giusta in momenti di maggior tensione?

Il vice questore che fisicamente cerca di fermare alcuni poliziotti non particolarmente ubbidienti

Tutto ciò dovrebbe fare riflettere. C’era un vero pericolo di sicurezza, al festival dell’economia? Un pericolo tale da iniettare tensione con dichiarazioni allarmate sui giornali, e mobilitando un elicottero e decine di uomini armati, con l’ingente spesa pubblica che ne consegue? A ben vedere, la risposta è no. Non c’era alcun pericolo.

Da dove quindi, tanta tensione? Gli scontri di ottobre a Roma (ma anche in val di Susa), hanno sicuramente contribuito a creare una percezione di pericolo tra le forze dell’ordine, così come una generale ostilità verso le istituzioni, sempre gonfiata da giornali e telegiornali. Ma c’è di più, ed è forse la logica conseguenza di un governo tecnico alla guida di un paese. Un governo non eletto è chiaro che risponda con una barricata alle critiche. Mettere la polizia un po’ ovunque significa insomma proteggersi, utilizzare come isolante le forze armate per proseguire il proprio mestiere, magari con gli intenti più nobili, per carità, ma con un’indifferenza, se non ostilità, nei confronti di chi nel gioco non c’entra niente. Devono fare il loro lavoro, senza disturbi. Che sarebbe anche un principio condivisibile, se non stessimo parlando del governo.  Era immaginabile questa situazione, quando vennero nominati, era facile intuire che certe implicazioni di una tale scelta erano inevitabili. Ma che questo, almeno, faccia riflettere chi giudica una fortuna che a governarci siano, finalmente, degli individui scelti sulla base delle competenze, completamente slegati dal consenso.

Corrado Consoli e Luca Marchese

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14 pensieri su “Picchiamo i violenti

  1. Condivido davvero moltissimo le parole di questo articolo, sia per come inquadra i fatti di sabato, sia per gli interrogativi che pone. Di chi fosse la volontà nel cercare lo scontro lo si evince chiaramente dalle immagini che, mai come in questo caso, sono davvero eloquenti. In uno dei due video pubblicati su internet (quello ripreso alle spalle del cordone di FdO) si vede chiaramente come un Carabiniere (basco in testa), al momento della seconda carica, spinga dalle spalle i suoi colleghi per farli andare a collidere con i manifestanti, alla chiara ricerca di un pretesto.
    Oggi più che mai urge riaprire il dibattito sula democratizzazione della Polizia perché il dubbio che lo stato di impunità che viene coltivato nelle FdO possa essere utilizzato come strumento per giustificare atti di repressione violenta in caso di ahimè sempre più probabili sommovimenti sociali di grande portata e violenza…a chi gioisce della repressione vorrei ricordare che dopo gli ebrei, gli zingari e i comunisti da reprimere resta sempre qualcuno, come diceva Brecht

  2. Condivido pienamente, la prima impressione che mi ha dato questo video è lo scandaloso fatto che il capo della squadra mobile debba mettersi in mezzo ai due “schieramenti”, urlare e spintonare le forze dell’ordine per trattenerle, più simile ad un capo ultrà che ad un ufficiale, tanto che non mi stupirei se qualche manganellata l’avesse presa pure lui.
    Quello che però trovo ancora più sconvolgente è l’emergere del concetto che il poliziotto debba difendere lo stato e non la sua dignità.
    Dalla logica e corretta necessità che il poliziotto non risponda violentemente agli insulti dei provocatori (che a mio avviso in questo spezzone di video rendono superfluo ogni commento riguardo ad alcuni “protagonisti” del momento) al concetto che egli non sia in diritto di difendere la propria dignità, beh ne sta di strada; il poliziotto è persona, per quanto sembri strano, come lo è l’operaio, come lo è il lavoratore, ed è come affermare che il lavoratore deve perseguire la via della produzione, non curandosi del rispetto dei suoi diritti fondamentali, che l’insegnate deve insegnare, non curandosi del rispetto della propria persona dagli alunni.
    Seconda nota, concordo che girare per trento nel fine settimana scorso risultava un po’ inquietante per chiunque non ami il blu, ma è un po’ troppo facile al 5 giugno affermare che il 31,1,2,3 non c’è stato alcun pericolo, diverso è quando un questore deve predisporre delle misure di sicurezza, ed immagino che l’allestimento necessiti di un certo anticipo; con le tensioni sociali presenti nel paese in questo periodo non si può biasimare un eccesso di sicurezza alla presenza di personaggi pubblici tanto contestati.

  3. Federico i tuoi paragoni con l’operaio e l’insegnante mi paiono un po’ forzati. L’operaio difende la propria dignità nei confronti del suo datore di lavoro (o padrone) e non è il caso del poliziotto. L’insegnante difende la propria dignità nei confronti degli studenti ma se oltrepassa i limiti imposti dalla sua posizione di potere viene punito (banalmente se uno stdunete manda il professore a fare in culo viene sospeso, ma se il professore lo prende a schiaffoni allora passa dalla parte del torto)
    Il problema, come dicevo prima, è che nelle FdO aleggia una sostanziale impunità rispetto a fatti di questo genere.
    Quanti di quei poliziotti e carabinieri che sabato non hanno rispettato le loro consegne verranno puniti? Quel comportamento squalifica la loro dignità, non di uomini, ma di servitori di quello Stato di cui divengono rappresentanti nel momento in cui indossano una divisa (che essendo uguale per tutti serve ad annullare i tratti singolari e di umanità di chi la indossa…”vedesti un uomo in fondo alla valle che aveva il tuo stesso identico umore/ma la divisa di un altro colore/”)
    In guerra i disertori che disobbedivano agli ordini li fucilavano, in Italia, in tempo di pace, vengono promossi. Qui sta il problema

  4. Caro Federico, sono d’accordo sulla brutalità dell’affermazione che contesti, ma ahimè, qui sta la difficoltà del mestiere. Il poliziotto gode del monopolio della forza in rappresentanza dello stato, ed è solo quando gli interessi dello stato sono in pericolo che è autorizzato a somministrarla. Sono sicuro sia psicologicamente difficilissimo subire insulti, anche pesanti, senza poi menare più forte il manganello, eppure è questo che in linea di principio dovrebbero fare. E’ lo stesso motivo per cui siamo tanto avversi al pensiero che un vigile urbano ci faccia una multa per antipatia. Deve difendere le regole, non utilizzare il potere che gli è dato per scopi personali E’ anche vero, a mio avviso, che andrebbero evitate le offese e le provocazioni da parte dei manifestanti, ma sono i poliziotti ad essere addestrati, sono loro che devono gestire con intelligenza le situazioni prevenendo i danni. Il manifestante provoca, è chiaro, ma è l’unica cosa che può fare, e, specie nella situazione di sabato, l’unica cosa che vuol fare. Gli esempi che riporti non godono di nessun monopolio della forza, tranne che l’insegnante, per cui vale lo stesso discorso fatto per i poliziotti.
    Per quanto riguarda il secondo punto, sono d’accordo con te. Il pericolo percepito c’era, ma un questore che conosca la città non avrebbe dovuto muoversi in questo modo. TI faccio un esempio: durante il discorso della Fornero, da dietro le tende del teatro Santa Chiara, sbucava di tanto in tanto la faccia di un poliziotto in tenuta antisommossa, con tanto di scudo. Chiara è la volontà di mostrarsi. A sorvegliare la sala c’erano almeno altre dieci persone, non era necessario che sbirciasse anche lui. E come si intravedeva lui, se ne intravedevano molti altri. Non saprei dirti quanti fossero. Ad ogni modo, ora recupero la foto in cui si vede quello di cui parlo. In breve, mettere al sicuro un ministro è corretto, ma c’era troppa, troppa volontà di mostrare le precauzioni prese. E questo non è un buon modo per allentare la tensione.

  5. Un dibattito degno di giap! Mi spiace ma avrei da fare qualche considerazione a casaccio, dovute alla lettura di articolo e commenti.
    Pensavo al momento in cui il celerino sbrocca. Ecco, in questa circostanza smette di essere un corpo che obbedisce ai comandi e si riappropria della sua personalità. Si potrebbe dire che risolve la contraddizione che caratterizza tutta la sua professione e che lo distingue da un professore e un operaio.
    Cioè, durante il suo orario di lavoro, deve prestare corpo e competenze ai suoi superiori, senza badare troppo a quello che gli viene ordinato di fare.
    La contraddizione di chi deve difendere il diritto al dissenso senza poterne godere lui stesso.
    E allora? E allora mi sembra che dal punto di vista di chi vuole mantere l’ordine esistente e lo stato di diritto e difendere i diritti della costituzione sia fondamentale che il poliziotto rimanga nella posizione di poliziotto, soffocando emozioni, rabbia, paura, frustrazione (ammesso che i celerini siano frustrati).
    Non sono però altrettanto sicuro che lo stesso valga per i manifestanti, quelli anti-sistema.
    Si perchè mi sembrerebbe ipocrita scendere in strada per sovvertire un ordine sociale basato sulla Costituzione e poi appellarsi ad essa sostenendo che il celerino deve rimanere al suo posto e difendere il diritto al dissenso.
    Quando un pulotto, in servizio, smette di essere tale e diventa una *persona* con giubbotto armi, casco e scudo, possono succedere due cose fondamentalemente: se ne fotte di diritti e doveri e pesta senza pietà chi gli sta davanti perchè pensa che sia uno stronzo; oppure, beh ,oppure la sbirraglia si schiera con chi manifesta perchè pensa abbia ragione, e spesso ciò diventa una rivoluzione.
    Tutto ciò per dire che i momenti di sbrocco da parte di un casco blu a me piacciono e fanno tenerezza, perchè sono ambivalenti e contengono un’enorme potenzialità, che spesso prende una brutta strada.

  6. “Un governo non eletto è chiaro che risponda con una barricata alle critiche.”

    Perché, i governi regolarmente eletti si sono comportati in modo diverso in questo paese? Mi sembra che si stiano ponendo dei nessi causa-effetto abbastanza arbitrari in questo intervento. I governi si alternano in tutto il mondo, destra e sinistra, politici e tecnici. Questo è assolutamente irrilevante. La polizia picchia in Italia, Germania, Francia, Grecia, Danimarca, Olanda, Stati Uniti, Russia, ha sempre picchiato e sempre lo farà, qualunque sia il governo.

    Pensi che gli sbirri là presenti siano in prima linea per difendere l’onore di qualche ministro? Che lo facciano perché amano lo Stato? Pensi che quelli che disperdono le manifestazioni anti-TAV lo facciano perché sono profondamente convinti che la TAV si debba fare? Che quelli che hanno fatto un macello a Genova abbiano agito così perché sentivano in cuor loro che il G8 era un’ottima cosa e che il suo pacifico svolgimento doveva essere difeso ad ogni costo?

    Cazzate. Gli sbirri sono là perché gliel’hanno ordinato e perché sono stati addestrati per questo. Perché il loro lavoro è quello di mantenere l’ordine, e se per mantenere l’ordine devono spaccare un paio di culi, tanto meglio. Allo sbirro in prima linea non gliene può fregare di meno se il governo in carica è tecnico o politico, di destra o di sinistra, se stai insultando la Fornero o qualche altro ministro, né delle tue ottime ragioni per volere che la TAV non venga costruita. Lo sbirro sta lì ad aspettare che sgarri, e se sgarri sono cazzi tuoi.

    Il resto sono pippe mentali senza alcun legame con la realtà.

    “E’ anche vero, a mio avviso, che andrebbero evitate le offese e le provocazioni da parte dei manifestanti, ma sono i poliziotti ad essere addestrati, sono loro che devono gestire con intelligenza le situazioni prevenendo i danni. Il manifestante provoca, è chiaro, ma è l’unica cosa che può fare, e, specie nella situazione di sabato, l’unica cosa che vuol fare.”

    Non capisco perché si debba giustificare a prescindere l’atteggiamento provocatorio dei manifestanti. Nessuno ti obbliga a provocare la polizia mentre stai manifestando, qualunque sia il motivo della manifestazione. Se lo fai contando sul fatto che i poliziotti sono addestrati e non possono/devono reagire, allora sei un vigliacco e ti meriti un sacco di mazzate a prescindere. Se invece lo fai cercando lo scontro, allora tanto meglio per te: non ti verrà negato. Ma poi non ti lamentare se torni a casa con un bozzo in testa.

  7. “Non capisco perché si debba giustificare a prescindere l’atteggiamento provocatorio dei manifestanti. Nessuno ti obbliga a provocare la polizia mentre stai manifestando, qualunque sia il motivo della manifestazione. Se lo fai contando sul fatto che i poliziotti sono addestrati e non possono/devono reagire, allora sei un vigliacco e ti meriti un sacco di mazzate a prescindere”. Intanto, in uno stato di diritto uno solo in quanto vigliacco non merita mazzate a prescindere, se non sbaglio. E questa è proprio una delle “implicazioni del detenere il monopolio della forza” della quale i poliziotti dovrebbero essere informati, se il loro lavoro non fosse, nella grandissima maggioranza dei casi, una facile alternativa alla disoccupazione. Poi, se stiamo parlando di questo episodio in particolare, se avete guardato il video si nota benissimo come i cori e le offese siano iniziati dopo la prima carica, quando, appunto, gli sbirri avevano iniziato a menare molto più di quanto fosse sensato. Possiamo discutere quanto volete, ma quando sei vestito come tutti i giorni e hai davanti degli uomini con caschi e mazze che ti fanno capire che godrebbero molto a farti del male, la tua reazione non è di comprensione e amorevolezza.

    “è un po’ troppo facile al 5 giugno affermare che il 31,1,2,3 non c’è stato alcun pericolo”. Concordo pienamente con Luca, e c’è scritto nel pezzo. Poteva non essere facile, ma dovevano farlo bene lo stesso. Un cardiochirurgo che ammazza una persona per un’operazione sbagliata passa dei problemi, no? E perché non dovrebbe passarli un questore che non è in grado di comprendere l’entità del rischio di una contestazione? Ti garantisco, comunque, che in questo caso era assai facile, per uno che conosce il contesto di Trento. Le schiere di uomini armati e l’elicottero sono più un messaggio al resto della popolazione “attenti, chi contesta è un pericolo” che non una sincera preoccupazione per l’incolumità della ministra.

    “Si perchè mi sembrerebbe ipocrita scendere in strada per sovvertire un ordine sociale basato sulla Costituzione e poi appellarsi ad essa sostenendo che il celerino deve rimanere al suo posto e difendere il diritto al dissenso”. Ma perché uno che contesta dovrebbe per forza essere lì per sovvertire totalmente l’ordine sociale? Tu hai sentito gli interventi al megafono sabato? Parlavano di calo del potere d’acquisto dei salari, di scala mobile, di articolo 18 lavoro, tutte cose più compatibili con la Costituzione di quanto non lo sia il pareggio di bilancio. E comunque sì, anche chi vuole sovvertire l’ordine sociale non deve essere pestato a sangue solo per quello, soprattutto se la cosa più pericolosa che fa è camminare verso l’entrata di una sala congressi. E non dovrebbe essere lui ad appellarsi alla Costituzione, ma il resto della cittadinanza, che invece in molti casi resta sul divano a cercare il pelo nell’uovo nel comportamento di ogni corteo, senza indignarsi, perché ormai abituata, del fatto che una mandria di violenti impuniti si presenti a rappresentare lo Stato in uniforme blu ad ogni accenno di dissenso.

  8. @Stefan, forse non mi sono espresso bene nell’articolo. Non era mia intenzione collegare governo tecnico e cariche della polizia, né di dire che negli stati democratici non s’è mai visto caricare. Mi sembra ovvio. Qui tuttavia si parla di qualcosa di diverso, e precisamente di una carica contro 20 manifestanti, ad un evento culturale. Sono pochini. Si parla di un elicottero che gira per due giorni sopra Trento, come dovesse monitorare una folla di 90.000 persone sparse per la città. Quel che intendo dire è solo che, il nostro governo tecnico, nella nostra situazione e in questo particolare momento storico, reagisce come può alla contestazione, e cioè barricandosi. Sappiamo tutti come si pone il governo Monti: loro sono quelli che, dopo anni e anni di falsità, dicono la verità sul debito, sono quelli a cui non interessa la demagogia, sono quelli che dicono le cose come stanno. Ebbene, in tutto questo c’è forse spazio per la contestazione? Io, ed è un mio parere, credo di no. Hanno bisogno di silenzio, tranquillità, perché le riforme che stanno facendo sono necessarie, e che gli altri possibilmente facciano silenzio, che c’è da lavorare.
    Per quanto riguarda invece la questione degli sbirri, su un punto sono ovviamente d’accordo con te: lo sbirro picchia, non importa chi lo comanda. Questo è meno vero ai livelli più alti, e cioè coloro che comandano gli sbirri. Qui infatti l’accento non era solo sui comportamenti individuali dei poliziotti, ma su chi li ha portati, così tanti, chi ha voluto che si annunciasse un festival blindato, chi ha accentuato il pericolo, portando anche la polizia (e qui mi riallacciavo a Roma e alla val Susa) a sentirsi minacciata, in pericolo, tanto da non obbedire nemmeno più al vice questore.
    Infine, l’ultimo punto, che riguarda le provocazioni dei manifestanti. Sono nuovamente d’accordo con te, in linea di principio. Provocare la polizia con insulti ecc ecc non è sicuramente una mossa saggia, ed è altrettanto vero che si insulta liberamente grazie alla certezza che questi non potranno muovere un dito, e se lo faranno sarà condannabile. Hai ragione. Tuttavia, in primo luogo, questo non giustifica la carica. In secondo luogo, gli slogano provocatori si sono sempre sentiti e sempre si sentiranno, fa parte del gioco. Ricordiamoci che i manifestanti erano pochi, e anche gli sbirri. Quindi la cosa non ha avuto conseguenze lievi. Ma diverse dimensioni, diversi danni.
    Spero di essere stato esaustivo.

  9. Forse è già stato detto tutto:-) Tuttavia, dico la mia. I poliziotti e chi li guida sanno e devono prevedere ogni insulto. Non devono reagire mai alle offese, fino a che hanno le armi contro chi non le ha, per strada o altrove.
    Sono professionisti, certo umani, e certo hanno diritto di difendere la propria dignità, ma di certo non per strada e non con le armi e i manganelli in pugno. La loro dignità si difende lavorando bene. Purtroppo è un mestiere duro. Prendere o lasciare.
    Quindi, le cariche di sabato sono state un errore e qualcuno dovrebbe indagare e qualcuno dovrebbe pagare qualcosa.
    Detto questo: diversi manifestanti hanno usato offese del tutto gratuite e pesanti, sbagliate, inaccettabili: non si giustifica un presunto rivoluzionario per le offese stupide perché ha delle belle idee. E poi quelle grida erano anche vecchiotte e ritrite. “Servo” o “schifoso, lurido”, gridata a chi per professione non deve reagire, e se lo fa poi son casini per tutti, l’ho sentita anche dai ragazzini black block a Genova nel 2001, tra altre cose che ben sappiamo, tra altri errori enormi che ben sappiamo del potere ma non solo di quello:
    lo dicevano ai poliziotti e pure a me, “serva del potere”, che manifestavo però senza insulti. Un mantra, mica un ragionamento.
    Ecco, penso che l’errore più grave sia sempre usare il manganello ma penso sempre anche che certa grida non siano un vero segnale di voglia di cambiare mondo per renderlo più bello e più giusto, ma che siano un segnale di voglia di cambiarne solo un pezzo, quello dove sbagliano solo gli altri, ministri, governi, polizia, istituzioni, eccetera. La violenza fisica uccide, ferisce, umilia. Quella del potere molto di più. Ma non è che quell’altra, di offesa e di protervia, sia tanto meglio. Anche se pensa di voler cambiare il mondo.

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  12. Mio padre mi ha sempre preso a calci nel didietro, ma prima di farlo mi è sempre stato d’esempio, non l’ha mai fatto per divertimento cercando un qualsiasi pretesto. L’esempio deve venire dall’alto: Dirigenti, amministratori, politici, genitori… e poi ognuno si assuma le sue responsabilità. cosa che in Itala non succede mai, si giustificano i drogati perchè hanno problemi in famiglia, i ladri perchè hanno fame e famiglia, i figli studenti perchè sono incompresi da professori raccomandati ed incapaci di una scuola antiquata che non è al passo coi tempi e non sa attirare interesse, gli stranieri perchè scappati da sorti di miseria ben peggiori di quelle del nostro paese non si può pretendere che si adeguino alle nostre regole perchè ci vorrà del tempo, i manifestanti perchè manifestano per una giusta causa e si sa, per ottenere risultati la protesta deve lasciare il segno quindi sono gistificati anche gli eccessi perchè intanto sono i poliziotti ad avere le pistole e quindi non possono reagire per non rischiare di passare dalla parte deltorto, si “coprono” i poliziotti troppo invasati perchè non si capisce bene da chi comandati e per non approfondire troppo il discorso della selezione ed istruzione del personale delle forze dell’ordine, e le capacità di chi le comanda………… insomma, tutto materiale per giornalisti, trasmissioni TV ed avvocati.. la gente si azzuffa in chiacchere e discussioni da bar, e dopo un po di tempo la gazzosa è schiumata e tutto è evaporato senza lasciar segno concreto. Al limite qualcuno ha cavalcato l’onda mettendosi bene in evidenza ottenendo qualche attimo di notorietà (il G8 di Genova insegna). Per ogni filmato che illustra una situazione, ce n’è un altro che illustra il contrario.
    Ricordo un episodio sucesso in una di queste manifestazioni in cui un padre di famiglia rientrando a casa in auto si è preso un sampietrino sul parabrezza che gli è entrato in macchina e dopo la sua reazione discutendo con una giovane inviata credo di Rai3 che giustificava il gesto motivandolo che lui con la sua bella auto rappresentava il potere, il denaro etc etc.. lui rispose: “ma io lavoro 10-12 ore al giorno, è reato? e qesta:” fortunato lei che ce l’ha il lavoro, questi ragazzi non ce l’hanno”. Ragazzi ci vuole ordine, disciplina e buon esempio, da parte di tutti.

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