Dalle tasche degli altri

Un Festival meno personaggiaro

Il Festival dell’Economia si è conquistato la fama che ha grazie a tante cose. Non c’è dubbio, tuttavia, che la spinta principle in termini di notorietà sia frutto della presenza di personaggi della cultura, della politica, dell’economia, che spesso arrivano a Trento spaesati e un pò stupiti di raccogliere tanta attenzione in un paesino nascosto tra montagne e laghi. Sentire parlare premi nobel, politici al governo, imprenditori e manager di fama mondiale è, per il pubblico trentino un’opportunità unica. Tant’è vero che questi incontri sono sempre andati esauriti, con code lunghissime fuori dai teatri. In più, i grandi nomi hanno sempre proposto incontri interessanti, vuoi per l’atmosfera rilassata del festival, vuoi per l’obbligo di scendere dal piedistallo e comunicare con una platea curiosa ed incompetente.

Ricorderò il Festival del 2012 per aver cambiato questo paradigma in due modi. Anzitutto, ho notato minore entusiasmo per i grandi nomi rispetto al passato. Vero, le code c’erano anche per Passera e Fornero, come pure per i vari premi Nobel; come pure anche la folla in Piazza Duomo, davanti al maxi-schermo. Ma credo che rispetto agli anni passati le differenze siano drastiche: ricordo che per Zygmunt Bauman c’erano oltre 1.000 persone già alle 14.00 del pomeriggio, quest’anno per Dale Mortensen meno della metà. Pure con tanti distinguo (Bauman è più noto di Mortesen, il tema di quest’anno era meno interessante del solito, pioveva…), la sensazione è che i grandi nomi del Festival abbiano perso parte di quell’aura di novità che portavano con loro agli inizi. E’ un pò l’effetto Itas nella pallavolo: ai primi anni di A1 e successi migliaia di persone accorrevano alle partite entuasiaste e curiose, per un fenomeno mondano e, agli standard trentini, assolutamente nuovo; ora ne sono rimaste sì e no un qualche centinaia. Queste dinamiche sono normali e fisiologiche, tanto che c’era da chiedersi quando un simile processo sarebbe successo al Festival. L’unico modo per compensare il progressivo disincantamento dei trentini è quello di fare in modo che il Festival diventi sempre più aperto a persone provenienti dal resto d’Italia e d’Europa. E’ una sfida che gli organizzatori hanno ben chiara già da qualche anno.

In parallelo c’è però da dire che quest’anno i grandi nomi hanno tenuto conferenze decisamente sotto la media. Nella maggior parte dei casi, accademici e politici hanno proposto discorsi piuttosto scontanti, prevedibili, alle volte complicati, quasi sempre troppo generali ed astratti per poter essere interessanti. Almeno per il sottoscritto, sono stati gli eventi a  più basso profilo a lasciare qualche contenuto nuovo. Gli incontri alla Fondazione Caritro, o quelli organizzati nelle aule magne della facoltà di economia, hanno trattato temi molto più specifici e centrali nella vita reale dei cittadini.  D’altra parte, già Irene nel 2011 aveva segnalato la grande bontà degli incontri di nicchia. Non so se nel 2013 avrò ancora l’opportunità di seguire il Festival, e non so come mi organizzerò: di certo i grandi nomi non avranno, per una volta, la precedenza nella mia agenda.

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