Gambe e braccia

La fine triste della partita

Quella di Alex Schwazer è una storia sconsolante.
A 27 anni, il campione di Pechino 2008 abbandona il suo mondo con una specie di suicidio solitario. Ci vuol poco, evidentemente, troppo poco, per trasformarsi da eroe delle Olimpiadi cinesi a oscura controfigura di sé.
Nessuno salva Alex. Arese, Petrucci, l’Arma, gli altri nazionali. Michele Didoni, già mondiale nel 1995 e suo allenatore, ne parla come di un figlio che gli ha spezzato il cuore: «Non ho neppure voluto chiedergli perché l’ha fatto: non ci sono giustificazioni. A 28 anni si è uomini, non più ragazzi. Alex deve crescere e cambiare vita». E ancora: «Mi ha telefonato, continuava a ripetere puerilmente “mi prendo tutte le responsabilità”, senza capire che il suo gesto ricadrà su tanti». Già, tanti: i genitori, l’allenatore, la — fin troppo famosa — fidanzata Carolina.

Chi ne uscirà indenne, invece, è uno degli artefici della caduta, ossia il doping sotterraneo rappresentato da quegli sponsor (la Ferrero, in questo caso) che hanno già bruciato, per lo meno nell’atletica, più di un campione in erba (basti pensare allo spettacolo triste di Andrew Howe Besozzi che ottiene col sotterfugio l’ultimo Kinder Bueno in una anonima panetteria).
I soldi che girano nell’atletica sono quattro disgraziati spiccioli. Due lire per sforzi fisici impressionanti, per anni di allenamenti e abnegazione totale. Questo contribuisce, eccome, a truccare le carte, assegnando agli sponsor un peso sproporzionato.

Alex Schwazer dice di aver fatto tutto da solo. Ma come può essere così?
Dopo Pechino, non ha praticamente più vinto. Eppure tutti puntavano su di lui, per le Olimpiadi londinesi. La reazione di un ragazzo debole a questa pressione si è espressa nel ritiro (preventivo) dalla 20 km e nell’utilizzo dell’EPO, una forma di doping retrò, da ciclismo degli anni ’90, comprata su internet, “dove era spiegato anche il modo per iniettarla”.

Povero Alex, solo con se stesso e schiacciato dalle responsabilità. Quelle di chi non sa con che faccia guardare i suoi cari. Quelle economiche. Quelle di chi ha avuto paura di perdere, ed ha perso per davvero.

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