Uno dei più devastanti retaggi della chiesa cattolica nel nostro paese è il complesso di colpa. Di colpa avvertita su di sé, quando ci si trova in posizione di inferiorità; di colpa altrui quando, al contrario, si può esercitare (presunta) superiorità.
Il governo tecnico, sicuramente guidato da buoni praticanti, non fa eccezione a tale modo di pensare e, conseguentemente, agire.
Ieri Mario Monti, al margine di un incontro con i sindacati, ha dichiarato che «l’accordo sulla produttività con le imprese dov
rà essere raggiunto entro un mese» e che quindi i sindacati stessi dovranno fare uno sforzo affinché si possa agire sul costo del lavoro e sulla produttività.
A quanto pare, infatti, gli indisciplinati PIGS (come vengono burlescamente definiti Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna) hanno aumentato la produttività è diminuito il costo unitario del lavoro, mentre il nostro paese no.
Se Monti chiede al sindacato di fare uno sforzo, implicitamente (ma nemmeno troppo) si aspetta che qualcosa cambi nelle fasce produttive.
Eccola, l’applicazione del complesso di colpa: se le cose vanno bene è merito di dirigenti capaci e illuminati, se vanno male è invece colpa degli operai sfaticati, chiamati quindi a rimboccarsi le maniche.
Cioè a lavorare di più. Nonostante sia ampiamente dimostrato che in Italia, in realtà, si lavora tanto ma con bassa efficienza (e la responsabilità di questo di chi è, se non di chi dirige?). E con bassi stipendi, naturalmente.
Stamane il dibattito si concentrava sui premi di produttività, che qualche impresa italiana già applica: il lavoratore che ha concorso ad ottenere un buon fatturato viene ricompensato, all’incirca, con uno stipendio in più all’anno (ricchi premi e cotillons, come sempre). Ma anche questi gentili omaggi sono vincolati, più che all’operato del lavoratore, alle decisioni dirigenziali: perché il lavoratore, per quanto possa svolgere bene il suo compito, non ha (nella stragrande maggioranza dei casi) alcuna voce in capitolo per quanto riguarda la direzione che l’azienda, pubblica o privata che sia, prende.
Incurante di questo dato di fatto, Monti si rivolge al sindacato come se questi svolgesse funzione di caporalato e chiede di suggerire ai lavoratori di lavorare di più. A parità di salario, ovviamente: è certamente così che il fatturato può aumentare.
È il liberismo che rinnega, colpevolmente, i suoi principi: dei quali è convinto solo all’occorrenza. Tuttavia il complesso di colpa partecipa, fatale, alla sua assoluzione.